Nola Archeologica

ANFITEATRO LATERIZIO : LE ORIGINI

 

I giochi
La passione per gli spettacoli gladiatori tra le popolazioni italiche era fortissima, quasi al livello del tifo per il gioco del calcio d'oggi. Nel 59 d.C. ci fu una zuffa nell'anfiteatro di Pompei tra Pompeiani e Nocerini, degenerata in gravi disordini con morti e feriti. Un affresco, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, descrive la vicenda con grande efficacia. La punizione fu esemplare: l'anfiteatro di Pompei fu squalificato per 10 anni e fu ordinato lo scioglimento dei clubs illegali. Del tifo per gli spettacoli fanno fede le iscrizioni dipinte o graffite sui muri delle case: numerosissime quelle di Pompei. Si tratta a volte dell'annuncio di lotte gladiatorie o di venationes offerte da influenti uomini politici, in cui viene descritta anche la grandiosità di tali spettacoli, preceduti da imponenti parate. Gli spettacoli, come si è detto, richiamavano oltre gli abitanti della città anche quelli del contado e delle città vicine. Di particolare interesse sono alcune iscrizioni dipinte di Pompei relative all'annuncio di spettacoli che si sarebbero poi tenuti nell'anfiteatro di Nola, e alcuni graffiti su una tomba di Porta Nocera, che ricordano i ludi gladiatori tenuti in tale città : lo sconosciuto artista infatti ha rappresentato indicando con opportune didascalie, il nome di gladiatori combattenti, le loro vittorie, le loro sconfitte, oltre che la durata dei giochi (4 giorni) ed il loro munifico editor Marco Cominio Erede , appartenente alla gens Cominia, proprietaria di un grande possedimento fondiario (praedium Cuminianum) da cui deriva la denominazione dell'odierno Comune di Comiziano.

 

I gladiatori
I gladiatori erano scelti tra prigionieri di guerra, schiavi e malfattori, che esercitando tale mestiere tentavano di riacquistare la loro libertà. Erano formati in scuole, dove venivano loro insegnate le tecniche del combattimento.

 

I migliori combattenti uscivano dalle scuole della Campania, in particolare da Cápua; le scuole vendevano i gladiatori a impresari, traendone grossi guadagni. Tra i gladiatori vi erano diverse specialità: il trace era armato alla leggera, con un piccolo scudo tondo e la spada corta e curva, l'oplomaco era coperto al contrario da una pesante armatura, gli essedari combattevano sul carro, i reziarii con un tridente e una rete, i cavalieri a cavallo. La vita durissima e bestiale dei gladiatori era compensata dall'entusiasmo e dal tifo della folla. Né mancava il fascino esercitato sulle donne: il trace Celado era detto "sospiro e ammirazione delle ragazze", il reziario Crescente "signore e medico delle bambole notturne". 

 


lE VENATIONES

Il combattimento dei gladiatori non costituiva l'unico spettacolo dell'arena. Vi si svolgevano anche le venationes, il combattimento dell'uomo contro le belve o di bestie tra loro. Le bestie venivano trasportate in gabbie e lasciate nei Carcere vicini all'arena, dove una porta scorrevole permetteva di far uscire gli animali.

 

Anfiteatro
Nell'ambito del progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di Nola si è dato inizio nel mese di ottobre del 1997 allo scavo dell'anfiteatro di Nola con progetto finanziato in parte dalla CEE. Il monumento, noto dalla letteratura antiquaria del XVI secolo come "anfiteatro laterizio", è ubicato nella zona nord - occidentale della città, alle spalle della murazione tardo repubblicana in opera quasi reticolata, la c.d. "Muraglia", in un luogo facilmente raggiungibile anche dalle città vicine.Secondo la tradizione agiografica il vescovo di Nola Felice, per aver fatto professione di fede cristiana, nel 95 d.C. fu condotto in tale edificio per ordine di Marciano, preside della regione, per essere divorato dalle fiere: ma nonostante gli sforzi dei carcerieri il santo fu salvo, in quanto le belve si rifiutarono di attaccarlo, ammansite dalla sua presenza.Completamente sepolto, anche se la sua ubicazione era riconoscibile per l'innalzamento delle quote del piano di campagna e per l'emergenza dell'imboccatura di un vomitorio e di alcuni brevi tratti di murature, l'anfiteatro è stato oggetto di alcuni brevi campagne di scavo tra il 1985 ed 1993, che portarono in luce tre dei corridoi di accesso al monumento e alcuni elementi delle murature del circuito esterno, recanti ancora il rivestimento di intonaco.

 

Le indagini condotte quest'anno hanno permesso di portare in luce poco meno di 1/4 dell'intera struttura dell'edificio realizzata costruendo la serie dei corridoi di accesso a vari settori ed i muri che delimitavano l'arena e che costituivano il circuito esterno: su tale scheletro furono creati con terreno di riporto dei terrapieni, su cui poggiavano le gradinate della cavea. Del circuito esterno sono stati scavati due fornici completamente e due parzialmente, mentre della cavea è stato indagato solo il primo setto a nord del corridoio principale. E' stato anche possibile stabilire le dimensioni dell'edificio che sull'asse maggiore sono di circa m. 138 e su quello minore di m. 108. Le strutture presentano varie fasi: la più antica con cubilia di grande modulo (cm. 10-11) con allineamento obliquo discontinuo, si può datare alla metà circa del I secolo a.C., poco dopo la deduzione della colonia sillana. L'anfiteatro subì almeno due ristrutturazioni: la prima nel corso del I secolo d.C., quando una parte delle strutture fu restaurata in opera reticolata con cubilia di piccolo modulo (cm. 8~9) e allineamento obliquo continuo; in questa stessa fase il corridoio principale, subì il rifacimento del pavimento e della volta e forse fu modificata anche l'altezza del parapetto dell'arena e della cavea, con l'aggiunta di un secondo blocco per almeno le tre file di gradinate dell'ima cavea conservate.Una seconda ristrutturazione avvenne tra il II ed il III secolo d.C., forse a seguito di danni dovuti ad eventi sismici, in quanto fu rifatta parte del muro perimetrale in opera vittata corso del I secolo d.C., quando una parte delle strutture fu restaurata in opera reticolata con cubilia di piccolo modulo (cm. 8-9) e allineamento obliquo continuo; in questa stessa fase il corridoio principale, subì il rifacimento del pavimento e della volta e forse fu modificata anche l'altezza del parapetto dell'arena e della cavea, con l'aggiunta di un secondo blocco per almeno le tre file di gradinate dell'ima cavea conservate. 

 

Una seconda ristrutturazione avvenne tra il II ed il III secolo d.C., forse a seguito di danni dovuti ad eventi sismici, in quanto fu rifatta parte del muro perimetrale in opera vittata di tufo di fattura piuttosto rozza. A questa stessa fase è da attribuire il rifacimento della pavimentazione in lastre di calcare del corridoio posto sull'asse maggiore, diminuendone la pendenza e mettendo in luce le fondazioni dei due muri laterali; fu anche allora realizzato un edificio posto al l'esterno del detto corridoio, addossato al muro dell'anfiteatro: si tratta di un ambiente a pianta rettangolare (m. 10x7) con cinque partizioni interne. Le dimensioni ridotte dagli spazi e l'ampiezza del corridoio centrale farebbero pensare ad un locale per il ricovero temporaneo degli animali per gli spettacoli. L'ambiente, come anche tutta l'area circostante l'anfiteatro, furono utilizzate nel corso del V secolo d.C. per lo scarico di rifiuti. L'ima cavea era costituita da tre gradini ed era separata mediante una balaustra (di cui resta traccia dei fori di incasso) da un corridoio che correva lungo il bordo del parapetto: il corridoio era forse utilizzato dal personale di servizio dell'anfiteatro. Anche gli ambienti che si aprono verso l'arena sui due lati alla fine del corridoio principale erano adibiti a stivare le gabbie con gli animali per le venationes (carceres). L'arena presenta un parapetto alto m. 2,60 rivestito con lastre rettangolari di marmo bianco verticali dell'altezza di m. 2,10, coronato da lastre orizzontali alte m. 0,45; la parte terminale, sulla quale era probabilmente incastrata una balaustra metallica, era costituita da blocchi di calcare a bauletto. L'edificio era già in uno stato di completo abbandono già prima dell'eruzione del Vesuvio cd. di "Pollena" della fine del V - inizi VI secolo d.C. ed era stato utilizzato come una cava di materiale da costruzione: erano già state asportate quasi tutte le gradinate e gran parte della decorazione di marmo. E' risultata risparmiata la decorazione del parapetto, che era stata strappata e gettata al suolo per essere riutilizzata forse come materiale per la calce. 

 

E' probabile che l'eruzione e la successiva alluvione che invasero l'anfiteatro abbiano sorpreso i Nolani intenti ancora all'opera di spoliazione dei resti dell'edificio, prima che avessero il tempo di portare via le lastre di marmo. Infatti sono stati rinvenuti anche sei pilastrini di calcare, alcuni depositati nel corridoio principale, con la faccia decorata nascosta, proprio come se si volesse evitare che venissero portati via da soggetti diversi da quelli che stavano operando la spoliazione. Non conosciamo per ora dove fossero posti questi pilastrini all'interno dell'edificio, anche se sicuramente erano addossati ad una struttura, poiché il lato posteriore non è rifinito; le correzioni ottiche dei rilievi fanno ipotizzare che dovessero comunque avere una collocazione in un posto eminente lungo il circuito della cavea. I rilievi sui pilastrini rappresentano tre fregi di armi, uno una scena di amazzonomachia, uno due prigionieri ai piedi di un trofeo d'armi, uno una corona di alloro, vista prospetticamente come una città turrita con una porta. L'opera di spoliazione proseguì anche in età medievale, quando furono scavate numerose fosse per recuperare elementi dell'edificio (a volte interi setti murari) da riutilizzare, mentre nel corridoio principale, la cui volta non era ancora crollata, si realizzò, immediatamente dopo l'alluvione, un impianto dove le tracce nel terreno ci fanno supporre la presenza di un torchio. Lo stesso tratto del corridoio continuò ad essere riutilizzato anche dopo l'abbandono di questo impianto : infatti venne chiuso con dei muri alle due estremità almeno in due periodi successivi. Il crollo della volta, avvenuto in età tardo medioevale, determinò l'abbandono dell'ambiente. Tra í lavori dì restauro eseguiti di notevole rilevo è stata l'anastilosi del muro del circuito esterno crollato. Il muro, alto circa m. 6, conserva gran parte della decorazione in primo stile con ortostati riquadrati da fasce azzurre (cm.7), mentre la base del muro è decorata da pannelli di stucco verticali (1.90 x 0.50). La stessa decorazione è riproposta nella parte finale del corridoio principale verso l'arena.

 

La valorizzazione ed il recupero del monumento - uno dei pochi edifici romani ancora abbastanza integro di Nola, città che rivestì nell'antichità un ruolo non secondario del punto di vista politico - economico - consentirà di fissare un altro punto di riferimento per un itinerario turistico - culturale della parte nord orientale della provincia di Napoli e contribuirà al recupero sociale e culturale di tale area.

 

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Ultima modifica il Martedì, 10 Aprile 2018 12:49
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